evidenzia la morte per fuoco ad Amendolara di Waseem Khan, Amin Fazal Khogjani, Ullah Ismat Qiemi e Safi Layjad, così come l’agonia di Satnam Singh, non rappresenta un’eccezione barbarica al funzionamento del mercato, ma il suo esito più logico, coerente e strutturato: il punto di approdo in cui la biopolitica del controllo si rovescia nella necropolitica dell’abbandono.